Immòi – tra morte e vita dal 3 al 6 settembre a Segavecchia e al cinema La pergola di Vidiciatico

Immòi in sardo vuol dire ora

Ora è il momento di parlarne

Ora è il momento di contemplare

Ora è il momento di vivere

Ora è il momento di morire

 

 

Giovedì 3

h20:30 Incontro “Il mistero dell’ultimo viaggio” con l’antropologa Monica Murgia e Adriana Pisanu, seguito da

proiezione del documentario “Attraversando il bardo – sguardi sull’aldilà” al La pergola – Cinema teatro Vidiciatico

Sabato 5

h16:00 Quell’organismo a destra – laboratorio di scrittura poetica a cura di Ariane – Rifugio Segavecchia (solo su prenotazione, 15 euro)

h21:00 Spettacolo “Una Nit – un clown che non sa come si muore” di e con Riccardo Forneris – Rifugio Segavecchia

Domenica 6

h9:15 -12.00 D.a.t. Insieme – scopriamo insieme le disposizioni anticipate di trattamento con Agnese Cuk e Adriana Pisanu – Rifugio Segavecchia (solo su prenotazione, massimo 10 partecipanti)

 

 

 

Chi fa Immòi:

 

Adriana Pisanu, counselor ad orientamento energetico, studentessa del metodo ECEL (Empathic Care of the End of the Life – Accompagnamento Empatico Fine Vita) sviluppato da Daniela Muggia per sostenere i malati terminali e le persone in lutto. Tra le varie passioni, co-gestisce il rifugio Segavecchia.

Agnese Cuk, laureata in antropologia culturale delle religioni e civiltà orientali. Consegue il diploma di alta formazione in “accompagnamento spirituale nella malattia e nel morire” e in “Assistente spirituale in cure palliative”, scuola di alta formazione promossa da la Società Italiana di Cure Palliative (SICP), dalla Federazione di Cure Palliative (FCP), dalla fondazione Tutto è Vita e dalla fondazione “Luce per la vita”.

Ariane ha studiato filosofia e scrittura creativa e ha vissuto in Brasile, Argentina, Germania e Inghilterra prima di stabilirsi a Lizzano in Belvedere, dove organizza laboratori settimanali di scrittura a casa sua, nel bosco. È responsabile per gli eventi del Rifugio Segavecchia, che co-gestisce dal 2022.

Monica Murgia, antropologa culturale, danzatrice e praticante di discipline somatiche. Da oltre vent’anni lavora sul corpo come strumento di conoscenza e di ricerca grazie all’insegnamento della danza indiana e mediorientale. Più di recente questa indagine si è arricchita con la pratica del massaggio ayurvedico e lo studio filosofico di tradizioni sapienziali orientali e comparate. Ha condotto ricerca sul campo tra le famiglie di danzatrici Sapera in Rajasthan (India), e pubblicato un saggio “Abitare il corpo che danza” nel volume Gli Altri e Noi (2024). Attualmente lavora a un progetto etnografico sui Mamuthones di Mamoiada, in Sardegna, sua terra d’origine.

Riccardo Forneris, in arte Ricu, è performer e clown teatrale. Dal 2011 si forma nel teatro fisico tra Parigi, Torino e Barcellona con maestri come Jango Edwards, Peter Shub e André Casaca. Dal 2018 collabora con Pandorama APS nel Canavese, dove sviluppa progetti artistici e culturali. Ama il blues e nei suoi spettacoli esplora temi come la morte, la solitudine e il sogno attraverso il linguaggio tragicomico del clown.